I commenti alla mostra

Professore in queste righe cercherò di essere il più comprensibile possibile per farle capire al massimo ciò che l'altra volta ebbi accennato.

Ha presente il SUDOKU? Il gioco che bisogna mettere tutti i numeri da 1 a 9? Esce dietro al ''Corriere della Sera'' quotidianamente. Bene, nel completarlo ogni numero deve essere necessariamente collocato in una determinata casella, esiste solo una soluzione. Da qui ho fatto un rapido collegamento con Galilei che come appreso molto lavorava con esempi ''immaginari'' che lui sentiva veri -sensate esperienze e necessarie dimostrazioni-. Possiamo dunque affermare che Galilei lavorava solo con una base di esperienza materiale e con le proprie RAGIONI SEMINALI di S. Agostino. Ogni sua tesi veniva dedotta o indotta in questo modo: facendo una miriade di collegamenti tra le ragioni seminali in lui stanziate (come un sudoku), allargando sempre di più un po' la propria mente grazie a un nuovo collegamento necessario (aveva messo più numeri). Allargava la sua mente con la sua mente. Lavorando solo con le proprie verità, non inventava niente perciò le sue tesi erano di fatto indimostrabili, come lo sono tra l'altro le ragioni seminali, possiamo dunque dire che egli aveva fede in ciò che faceva. Immaginiamo un palloncino sgonfio, lui non faceva altro che gonfiarlo e così allargando sempre di più il suo campo d’azione ma non inventando niente, il palloncino esisteva e l’aria anche, ci soffiava solo dentro. Ora per gonfiare il palloncino (mente, sapere) esistono due modi: uno è la scoperta; Galilei così lavorava, poiché prima di esso nessuno aveva mai pensato come egli, quindi diciamo che il palloncino si allarga piano piano e ce ne si accorge solo quando è finalmente gonfio. In questo modo la cosa è naturale e spontanea, la natura si dà, l’uomo la rielabora fine a se stesso. Il secondo è lo studio di una cosa già stabilita. Qui la cosa è diversa, nell’espandere la nostra mente la cosa è forzata, non è naturale perché di mio non ancora arrivo a ciò che era arrivato Galilei ma posso ben capirlo, apprenderlo come se avessi letto la sua mente scritta a caratteri cubitali. Da qui la corrispondenza che mi sento dentro, c’è, è vera, c’è, è dentro di me, è quella che mi fa fare bene l’esercizio di fisica oppure capire la lezione di matematica. Perché sono venuto al liceo scientifico? Perché sapere la matematica significa avere un mondo a portata di mano dove tu puoi andare dove ti pare come ti pare, hai la conoscenza pura, puoi operare come vuoi sei libero sei grande, detto in poche parole diventi infinito professò. E io posso diventare infinito solo prendendo un pezzetto di Galilei, uno di S. Agostino, uno di Bacone, uno di Cartesio, uno di Cramer, uno di Newton, l’ultimo è stato Einstein –quello più forte- e, ogni volta che mi impossesso di un nuovo pezzettino la mente diventa più grande e tendo all’infinito, un universo in espansione tra mente e cuore e, così facendo sento sempre più forte la corrispondenza, più grande e lontana la verità e necessaria la fede.

Smigliani Giuseppe 4D